Dolores del rio
Lifestyle

Dolores Del Rio. The Queen of Hollywood

Ritratto della regina di Hollywood: Dolores Del Rio

Quando si pensa allo stile di vita delle grandi star che imperversarono a Hollywood fra i ruggenti Anni Venti e gli estetici Anni Trenta i primi pensieri che vengono alla mente sono: la granitica fiducia nei superalcolici, varie folgorazioni sulla via degli antidepressivi, droghe stupefacenti, assortite patologie veneree e gli immancabili divani dei produttori dove immolare virtù già perse in precedenza. Quasi mi pare di sentirvi rimuginare, divisi fra chi immagina il solito articolo sulle nefandezze della Babilonia del cinema, e chi pensa alle lussurie di quel ginepraio di perversioni e stravizi che è Hollywood. Invece vi parlerò della diva più raffinata e colta della Los Angeles Anni Trenta: Dolores Del Rio.  

Dolores del Rio
Dolores del Rio

Dove scappate, tranquilli: non ho detto che scriverò un articolo dotto e garbato. Che diamine, è pur sempre Hollywood.

A differenza di tante attrici nate e cresciute in ambienti non esattamente privilegiati, anzi spesso al limite del tugurio, Dolores emette il suo primo vagito in una splendida magione, figlia di uno degli uomini più ricchi del Messico e di una madre legata all’antica nobiltà spagnola. 

Peccato che a scompigliare le carte arrivi la rivoluzione di Pancho Villa. Il padre perde tutto e salva la pelle fuggendo negli Stati Uniti. La madre, con pargola al seguito, si rifugia a Città del Messico sotto la protezione del cugino Francisco Madero, presidente del paese. 

Dolores, come tutte le ragazze di buona famiglia, studia in un collegio francese, ma brama le agiatezze perdute. A 17 anni incontra Jaime Martinez del Rio, che di anni ne ha il doppio ed è spaventosamente ricco. A Dolores bastano due mesi per capire che è l’uomo giusto e lo sposa nell’aprile del 1921.   

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Dolores Del Rio nel 1925.

Ben presto “l’uomo giusto” rivela il proprio limite: tanto conosce di arte e cultura quanto poco capisce di finanza. Dopo un paio di investimenti fallimentari la coppia si ritrova a vivere sotto le ali facoltose dei genitori di lui. Ma le gabbie dorate, per quanto splendide, restano pur sempre gabbie che tarpano le ali e Dolores ha un fortissimo desiderio di spiccare il volo. 

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Dolores nel 1926, durante un tour promozionale in Spagna.

L’incontro con Edwin Carewe

La fortuna bussa alla sua porta per la seconda volta nella veste di Edwin Carewe, uno dei maggiori registi e produttori hollywoodiani degli anni ’20. 

Nel 1925 Edwin è in luna di miele in Messico quando nota Dolores ad una festa e ne rimane folgorato. Fa di tutto per averla ad Hollywood, propone sia a lei che al marito un contratto ed il profumo dei dollari convince Jaime che sua moglie può davvero diventare “il contraltare femminile di Rodolfo Valentino”. 

Rompendo con i canoni dell’alta società messicana e contro i desideri delle loro famiglie Jaime e Dolores fanno armi e bagagli e partono per la Mecca del Cinema. 

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La scritta “Hollywoodland” nel 1926.

La ricostruzione di Babilonia nel film “Intolerance” 1916.

Egyptian Theatre – Hollywood, 1923.

La Hollywood dei Roaring Twenties sta a quella odierna esattamente con un diabetico sta alla torta sacher. Dimenticatevi il “politically correct”, scordatevi le star al “botox”, così come quelle impegnate a sembrare le casalinghe della porta accanto.    

È l’epoca del cinema muto, Hollywood è l’Olimpo e le star sono divinità assoggettate al fato delle major, che sono “deus ex machina” di questo folle regno di celluloide dove tutto è falso, a partire dalla verità. 

La vita delle stelle è rigidamente controllata dalle case di produzione, dispensatrici di gloria, dollari e piaceri; nulla sfugge al loro sguardo. Chi sgarra è considerato un eretico da immolare sull’altare della santa inquisizione (la stampa), chi invece si professa un devoto credente viene ammantato dall’aurea sacralità del dio dollaro. 

Il cinema muto è una forma d’arte costruita sull’apparenza: sguardi avvolti nel kajal, movenze teatrali esasperate con i sorrisi delle “ragazze della porta accanto” fanno che da contraltare ai flessuosi movimenti delle “vamp” divoratrici di uomini e anime. 

Parafrasando un iconico brano di Madonna – Vogue – il cinema muto è un continuo “strike a pose”. 

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Rodolfo Valentino e Agnes Ayres nel film “Lo Sceicco” 1921.

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Gloria Swanson nel 1927.

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Mary Pickford nel 1920.

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Gloria Swanson nel film “Male and Female” 1919.

Le donne di Hollywood

Negli Anni Venti le donne hanno un influenza notevole a Hollywood: molte attrici sono nate professionalmente con i primi studios, che devono moltissimo a queste stelle.

Nel 1925 la scena è dominata dalla trentenne Mary Pickford che da quindici anni recita il ruolo di “fidanzatina d’America” casta ed ingenua. La diva rende al botteghino come un campo petrolifero e si mantiene in forma grazie ad una dieta a base di psicofarmaci e rum. Ha milioni di fans adoranti e una ciocca dei suoi riccioli d’oro è venduta a 15mila dollari (250mila al cambio attuale). E’ sposata a Douglas Fairbanks, celebre per i ruoli di eroe cavalleresco che sgomina i nemici con un sorriso spavaldo. Insieme sono considerati la “coppia reale” di Hollywood. 

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Mary Pickford nel 1925.

Gloria Swanson ha ventisei anni, è all’apice della carriera, è bellissima e guadagna oltre due milioni di dollari all’anno (35 milioni odierni). Durante un viaggio in Francia si è comprata il terzo marito, il marchese Henry de la Falaise, calandosi alla perfezione nella parte della nobildonna. A dispetto di molte colleghe che sguazzano nell’alcool e folleggiano dal tramonto all’alba Gloria è una convita salutista e vegetariana. Si sveglia alle prime luci del mattino, fuma solo per esigenze di copione e se la scena prevede dello champagne lo fa sostituire con succo di mela frizzante.     

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Gloria Swanson a metà degli Anni Venti.

A quarantacinque anni Alla Nazimova è un affermata stella a Broadway ed una vamp agée ad Hollywood, dove esercita una “particolare” influenza.  

Sul Sunset Boulevard brilla la sua magione circondata da un lussureggiante giardino: “The Garden of Alla”. In questo luogo incantato Alla non si dedica all’arte topiaria, ma all’arte saffica. Orgogliosamente lesbica, organizza “naked party” a base di alcool, droga e sesso destinati esclusivamente a donne; e sono molte le attrici che debuttato fra le lenzuola in seta nera del suo letto. 

Legata da una grande amicizia a Rodolfo Valentino aiuta la carriera delle sue due mogli – Jean Acker e Natacha Rambova – che sono al contempo sue amanti.

Charlie Chaplin l’accusa di aver traviato la sua prima moglie Mildred Harris e di essere la causa del loro divorzio. Da parte sua la Nazimova gli ricorda che sarebbe utile smetterla di rincorrere ninfette quindicenni; in fondo è pur sempre un reato.   

Nel 1921 Alla tiene a battesimo una bimba paffutella, Nancy Davis, che considererà sempre la sua figlioccia: diversi anni dopo quella bambina diverrà la First Lady Nancy Reagan

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Alla Nazimova nel film “Salomè” – 1923.

Dolores del Rio, tra cinema e musica

Questo è un piccolo spaccato del colorito universo dove approda Dolores del Rio con al seguito il marito ed una catasta di bagagli. 

Edwin Carewe mantiene la promessa. La presentata alla stampa nelle vesti di esotica e sofisticata “First Lady” dell’alta società messicana e in quattro anni la dirige in sette film. 

Due anni dopo Dolores è considerata una star di prima grandezza: la sua bellezza e le qualità artistiche, soprattutto nei ruoli drammatici, destano l’ammirazione di tutte le platee.

Nel 1928 incide il brano “Ramona” per l’omonimo film, ed il successo della canzone le garantisce il lasciapassare per il cinema sonoro che arriverà a breve.

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Dolores Del Rio nel 1927.

Chi non digerisce il successo è Jaime Martines del Rio perché a Hollywood lui è “solamente il marito” di Dolores. 

La diva invece è insoddisfatta del ruolo di “bellezza esotica” che le hanno cucito addosso. A differenza di altre attrici arrivate a Hollywood affamate e disposte a tutto per la popolarità, lei non conosce la fame, è colta, parla quattro lingue e si muove con naturalezza in ambienti dove altre non osano neppure mettere piede. Sa di “valere” di più, le serve solo l’occasione per dimostrarlo. 

Nel 1928 i coniugi del Rio divorziano. Jaime si trasferisce in Europa nella speranza di trovare la propria fortuna ma muore sei mesi dopo in Germania. 

A ventiquattro anni Dolores è una diva affermata, ha conquistato Hollywood e, cosa più importante di tutte, la libertà di scegliere che percorso dare alla propria vita.

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Un ritratto di Dolores nel 1928.

L’avvento del sonoro nel cinema

Nel frattempo Hollywood trema: è arrivato il sonoro! L’8 giugno del 1928 la Warner presenta al pubblico il film “Lights of New York”: è la prima pellicola interamente parlata. Il successo è immediato e in meno di due anni il cinema muto viene spazzato via insieme alla carriera di moltissime star.

La recitazione si trasforma: nel muto gli attori devono veicolare le emozioni senza la voce, per questo la mimica facciale, i gesti e i movimenti del corpo sono fondamentali. Nel sonoro la mimica è secondaria, le riprese prima fisse sui protagonisti si arricchiscono con i campi lunghi e la fonte del suono può essere fuori campo.

Ben presto cadono tante teste eccellenti: Buster Keaton, Lilian Gish, Douglas Fairbanks e Mary Pickford, Louise Brooks, Gloria Swanson e tantissime altre star. Il tasso di sopravvivenza delle carriere è stimato nel 10%.  

Le Majors colgono l’opportunità di rompere contratti, tagliare stipendi e domare stelle che si credevano indomabili. 

Spariscono divi strapagati ma dalla pessima pronuncia e tornano in Europa attori e attrici dall’accento troppo spiccato; si salvano solo alcuni provenienti dai teatri di Broadway. E’ un vero e proprio bagno di sangue, accompagnato da lentissimi “suicidi” portati avanti con abuso di alcool e psicofarmaci.   

In questo periodo Dolores conosce una bellissima venticinquenne con cui stringe un rapporto di amicizia duraturo: Joan Crawford. 

Arrivata a Hollywood nel 1926, Joan porta incisi nell’anima violenza, abusi e lavori umilianti.

Ha fame, tantissima fame, e una determinazione adamantina: tre anni dopo riesce a sposare Douglas Fairbanks Jr, figlio di Mary Pickford e Douglas Fairbanks Sr: cioè il principe ereditario della “famiglia reale” di Hollywood. La sua carriera decolla e nel passaggio dal muto al sonoro il pubblico è affascinato dalla sua voce chiara, limpida e sensuale, frutto di interminabili e durissime sessioni di dizione. 

A dispetto della fama di donna calcolatrice e di implacabile rivale delle altre attrici, ampiamente immeritata, Joan stima tantissimo Dolores, e dirà di lei: “Dolores became, and remains, as one of the most beautiful stars in the world”.

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Joan Crawford nel 1928

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Dolores nel 1930.

Un nuovo amore per Dolores: Cedric Gibbons

Per la terza volta il destino offre a Dolores un’occasione. In una tiepida sera primaverile del 1930, durante un party nel castello di Randolph Hearst, incontra Cedric Gibbons, direttore artistico della MGM e membro dell’Accademy (a lui si deve il disegno della statuetta degli Oscar). 

Tre mesi dopo si sposano e per Dolores inizia una nuova vita: come un serpente cambia pelle e si trasforma in una bellezza raffinata ed aristocratica.  

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Dolores e Cedric Gibbons.

Inizia a vestirsi da Elsa Schiaparelli che anni dopo la ricorderà così: “I have seen many beautiful women in here, but none as complete as Dolores del Río!”.  

In un epoca in cui le ville di Hollywood mescolano e frullano gli stili più disparati – moresco, greco, azteco, gotico e chi più ne ha più ne metta – la residenza di Cedric e Dolores, al 757 Kingman Avenue di Pacific Palisade, è un moderno capolavoro dell’Art Déco

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La Villa di Dolores e Cedric oggi: esattamente uguale a come appariva nel 1930.

I Sunday brunches organizzati dai coniugi Gibbons, accompagnati da partite a tennis e bagni in piscina, sono appuntamenti irrinunciabili per Marlene Dietrich, Cary Grant, Greta Garbo e Gary Cooper. Le grandi star, soprattutto europee, si sentono a casa loro, immerse in un lifestyle internazionale colto e sofisticato, spogliato dal bisogno di apparire così spiccatamente hollywoodiano.

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Dolores e Gary Cooper in piscina, 1937.

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Gary Cooper con un insolito telo da bagno, 1937.

Dolores e un amica sul campo da tennis, 1936.

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Dolores nel 1938, ritratta da Louise Dahl-Wolfe

Durante gli anni Trenta la villa è il centro della vita culturale di Los Angeles. Artisti, scrittori e designer si rilassano nei giardini e nei raffinati salotti.    

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Il salotto Déco nella villa di Dolores e Cedric Gibbons.

Nel 1933 lo scrittore George Bernard Shaw, durante un soggiorno a Los Angeles, rimane così colpito dal fascino della diva da scrivere: “The two most beautiful things in the world are the Taj Mahal and Dolores del Río”. 

Nello stesso anno Dolores è la protagonista nel film “Carioca”, dove tiene a battesimo una coppia di ballerini destinati a passare alla storia: Fred Astaire e Ginger Rogers.  

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Fred Astaire e Ginger Rogers nel film “Carioca” 1933.

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Dolores e Fred Astaire sul set del film “Carioca” 1933

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Dolores in Schiaparelli.

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Dolores in Schiaparelli con un cappello disegnato da Salvador Dalì.

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Dolores nel salotto della sua villa, 1938.

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Dolores e Cedric nella loro villa.

Del Rio, una grande socialite hollywoodiana

Dall’insegnare la conga a Ernest Hemingway al trascorrere lunghe serate a filosofeggiare con Charlie Chaplin e Gertrude Stein, alle cene con Carole Lombard e Clark Gable, Dolores interpreta alla perfezione il ruolo di socialite hollywoodiana. Ma le relazioni più strette sono con due donne europee, intelligenti, magnetiche e volitive: Greta Garbo e Marlene Dietrich.

Qualunque sia la natura del rapporto che le unisce si manterrà per tutta la vita. Greta Garbo trova in Dolores un’amica brillante, gentile e discreta che nel 1964 parlando dell’infanzia della Garbo dice: “Someone hurt her and you can’t put a torn petal back on a rose. She was afraid of people”.  

Con Marlene Dietrich si instaura un sodalizio costruito su partite a tennis, serate nei club e innumerevoli vernissage. Per Dolores la Dietrich è “…the opposite of Greta. Outgoing, she loved parties, advertising, being seen, great love stories and the fact that everyone knew everything about her“. 

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Marlene Dietrich e Greta Garbo.

Il ritorno in Messico

Nel 1934 Dolores torna in Messico su invito del presidente Rodríguez per l’inaugurazione del Palazzo delle Belli Arti. Durante il soggiorno entra in contatto con gli artisti più all’avanguardia del paese fra cui spiccano Diego Rivera e Frida Kahlo, con i quali stringe un profondo legame intellettuale e personale. Ammirata da entrambi, non cede alle lusinghe di Diego, incallito dongiovanni, ma crea un rapporto particolare con Frida, introducendola agli ambienti più colti, sofisticati e facoltosi di Los Angeles. 

Dolores a Cuernavaca nel 1934.

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Diego Rivera, Dolores, Frida Kahlo e Orson Welles, 1940.

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Dolores e Marlene Dietrich ad una mostra dedicata a Frida Kahlo, Los Angeles 1940.

Nonostante il cinema messicano le srotoli un tappeto rosso lei preferisce tornare ad Hollywood, dove però il suo astro si sta appannando.   

Due anni prima il film “Bird of Paradise” la consacra quale simbolo di sensualità, ma solleva anche uno scandalo enorme perché lei appare seminuda, con il seno coperto da ghirlande floreali ondeggianti che lasciano ben poco all’immaginazione.

Inoltre un certo ambiente “conservatore” di Hollywood – composto da produttori fintamente bigotti, stelle rancorose distrutte dall’avvento del sonoro e giornaliste pettegole – vede in lei una sostenitrice di artisti che profumano di comunismo. 

Negli anni Trenta “apparire” comunista era quasi una moda nell’alta società europea e nei circoli sofisticati della East Coast, ma non a Hollywood. 

Di conseguenza Dolores, grazie ad alcuni flop cinematografici infilati l’uno dietro l’altro, viene bollata come “veleno al botteghino” e la sua carriera inizia a scricchiolare. Il fatto che l’anatema colpisca anche quattro sue amiche – Joan Crawford, Katherine Hepburn, Greta Garbo e Marlene Dietrich – non le è di grande consolazione.            

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Dolores nel film “Bird of Paradise” 1932.

L’amore per Orson Welles

Nel 1932 un ragazzo di diciassette anni, nel buio di una sala cinematografica, ammira una magnifica Dolores in “Bird of Paradise” e se ne innamora perdutamente: è Orson Welles.

Sette anni dopo “l’enfant prodige” del cinema incontra la donna dei suoi sogni a una festa organizzata da Jack Warner. I due fanno una nuotata al chiaro di luna e Dolores si ritrova incantata da Welles, il cui magnetismo annulla gli undici anni di differenza.

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Orson Welles e Dolores nel 1940.

E’ l’inizio di una appassionante storia d’amore che segnerà le carriere di entrambi.

Ammiro il coraggio della redazione di Volgare Italiano. Chiedermi di scrivere degli articoli, lasciandomi per giunta carta bianca nella scelta delle tematiche e dello stile, lo ritengo un grande atto di coraggio, o di follia, o di entrambe le cose assieme. Tutto sommato, se dovranno rammaricarsi o rallegrarsi per questa scelta, non dipende né da me, né da loro, ma da voi lettori. Perché Dottor Divago? E’ presto detto. Perché amo divagare da un tema all’altro, anzi lo faccio proprio con dovizia ed impegno. Non ho la presunzione di conoscere tutto, sia ben chiaro, però ho l’ardire di amare il bello, aggettivo qualificativo che applico ad ogni aspetto della vita nella sua forma più assoluta. Sinché durerà la collaborazione con Volgare Italiano, toccherò sempre con grande leggerezza vari argomenti disparati fra loro, con l’unico obbiettivo di offrirvi una distrazione dalle vostre occupazioni quotidiane (se piacevoli lo deciderete voi). Il fatto di non essere un accademico né un critico ma una persona normalissima, a volte troppo, quanto vorrei avere ogni tanto un barlume di follia, mi regala l’occasione di dialogare di tutto senza addentrarmi troppo nei dettagli. Del resto la curiosità rappresenta una porta semi aperta sulla conoscenza, e se anche per un attimo avrò suscitato in voi questa sottile sensazione che vi porterà ad approfondire “motu proprio” un qualsivoglia argomento, sarò soddisfatto (e lo sarete anche voi, fidatevi). Di cosa si può parlare con leggerezza? Di tutto. Basta farlo con garbo, eleganza ed ironia. Tre qualità che andrebbero applicate in ogni aspetto della vita, soprattutto in tempi sospetti quali sono i nostri, dove scivolare nel cattivo gusto pare sia ormai must quasi irrinunciabile. Personalmente ritengo che la massima di Andy Warhol “in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti” sia stata presa un po’ troppo sul serio, e preferisco di gran lunga un'altra sua frase “credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d'arte che si possa desiderare”. Ecco, aggiungerei che, oltre a non rovinarla, sarebbe anche carino cercare di renderla un luogo migliore, fosse anche per provare sulla propria pelle un emozione diversa dal solito. Ecco, divago, lo so, è inevitabile. Tornando agli argomenti non vi tedierò con un infilata di temi, tematiche e note a margine: è cosa che detesto quasi quanto le tasse, ma sempre meno delle promozioni telefoniche. Diciamo che vi sono tante sfumature di colori, più di quante ve ne siano in un arcobaleno, nella storia, nell’arte, nella moda e nelle mode, nel saper vivere, nel recitare su di un palco come nella vita. Di questo mi occuperò, sempre se la redazione non cambierà idea dopo questo articolo. Gli spiriti liberi sono pericolosi per loro stessa natura: non imbrigliati nelle reti del pensiero corretto si permettono l’oltraggiosa arte del Divagare senza una meta prefissa. O forse l’hanno. Vedremo.