Intrecci storici dell’uncinetto: storia del crochet

Storia del crochet

Storia del crochet, la lavorazione a maglia che non passerà mai di moda

Se gli italiani sono stati definiti popolo di “santi, poeti e navigatori” è certo che, a partire dal lockdown del 2020, molti si sono scoperti anche appassionati di lavori manuali ed in particolare di uncinetto. La costrizione domestica, il lavoro in stand-by, hanno portato ad un vero boom della lavorazione di ricami e tessuti a maglia, come knitting e crochet: ripercorriamo la sua storia.

Un’esplosione di richieste di filati ed utensili che ha incrementato (e salvato) il fatturato delle aziende di filati e visto nascere nuovi brand e nuovi trend.

La storia del crochet, la sua origine.

Ma quella dell’uncinetto è una storia lunga, anche misteriosa. Non esistono fonti verificate che riportino il primo uso di un ferro ad uncino per intrecciare fibre. Secondo alcuni storici, l’utilizzo dell’uncinetto sarebbe originato in Arabia e Medio Oriente, muovendosi poi verso l’occidente seguendo le rotte commerciali dell’epoca e giungendo fino in Europa. Altri studiosi rimandano invece al lavoro di alcune tribù del Sud America, o ancora, al ricamo Cinese, una tecnica conosciuta in Turchia, India, Persia e Africa settentrionale.

Fonti storiche ne datano l’utilizzo già nel 3100 A.C. a seguito del ritrovamento di un berretto di lana, realizzato con una tecnica compatibile, proveniente dallo Jutland.

La parola crochet deriva dal francese croc/croche che significa uncino, ma sembra possa derivare anche dal norvegese krokr, che ha lo stesso significato. Il lavoro che oggi definiamo uncinetto può essere rintracciato già tra il 15° e il 17° secolo. Così come per il ricamo o la lavorazione a maglia, è difficile per gli archeologi trovare reperti in condizioni che ne permettano lo studio, visto l’utilizzo di materie altamente degradabili. 

Nonostante le origini fumose, è indubbio che il crochet abbia avuto un impatto notevole nel mondo. Le prime tracce in Italia risalgono al XVI secolo, quando la lavorazione si diffuse per lo più nei conventi per la realizzazione di paramenti sacri.

Gli inglesi è l’arte dell’uncinetto

È nel cuore della campagna scozzese che sembra essersi sviluppata l’arte dell’uncinetto. I primi scritti, che si riferiscono ad una lavorazione detta “shepherd’s knitting”, si ritrovano nella pubblicazione del 1812 “The Memoir of a Highland Lady” di Elisabeth Grant.

High land lady – il libro

Nel 1823 la parola crochet viene menzionata – secondo quello che è il senso attuale – la  per la prima volta nel magazine danese Penélopé, in cui vengono mostrati e spiegati cinque diversi modelli di borse da realizzare. 

Nel XIX secolo appare poi nel libro del 1846 “Godey’s Lady’s Book” e nel 1847 in “A Winter’s Gift” fornendo vari schemi e istruzioni per la realizzazione di pizzi con uncinetto o con ago ricurvo. Quest’ultimo era già conosciuto in Francia, tanto che compariva già nel 1763 ne “L’Encyclopédie” di Diderot, nella pagina dedicata al ricamo al tamburo.

Un’immagine dell’Enciclopedia Diderot
L’arte dell’uncinetto in un’enciclopedia

Durante la grande carestia irlandese,  (1845-1849), la lavorazione crochet fu introdotta come mezzo di sostentamento e guadagno per le povere famiglie dell’isola. Uomini, donne e bambini vennero coinvolti nella realizzazione di pizzi ad uncinetto, in seguito venduti soprattutto alle ricche famiglie dell’ Inghilterra Vittoriana che utilizzavano i preziosi manufatti per abbellire abiti e lingerie. Nacquero diverse scuole, allo scopo di insegnare quest’arte, i cui insegnanti furono mandati in ogni angolo del paese.

L’invenzione della lavorazione a uncinetto irlandese è accreditata alla francese Madamoiselle Eleonoire Riego de la Branchardière, autrice di numerosi libri e ideatrice di ancor più numerosi schemi, nonché della rivista dedicata “The Needle”e già insegnante della Regina Vittoria, amante della lavorazione crochet a tal punto che pare abbia confezionato diverse sciarpe destinate ai militari britannici come premio per la campagna in Sud Africa.

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Mlle Éléonore Riego de la Branchardière
La Regina Vittoria lavora l’uncinetto

L’evoluzione dell’uncinetto nel Novecento

Fino alla Prima Guerra Mondiale i pizzi irlandesi continuarono ad essere esportati in tutta Europa, fornendo anche i mezzi per l’emigrazione negli Stati Uniti di moltissimi cittadini d’ Irlanda.

Nel periodo tra le due guerre, l’uncinetto perse i colori vibranti che lo avevano caratterizzato fino all’età vittoriana, la moda dell’epoca tendeva a prediligere tonalità chiare, neutre: bianco, crema, beige. E allo stesso modo, gli schemi si semplificarono mentre diminuirono drasticamente le pubblicazioni di settore. 

Tra gli anni 40 e 60 del Novecento, l’interesse per l’uncinetto riaffiora. Centrini ed accessori colorati sono il nuovo passatempo e interesse delle perfette casalinghe dell’epoca.

Un hobby rimane fino agli anni 70, quando i “granny square” vengono rubati dalle nuove generazioni per abbellire l’abbigliamento dell’epoca.

storia del crochet
Louis Vuitton. Borsone all’uncinetto. SS 2023

Un po’ in disuso, un po’ dimenticato, un po’ considerato noioso e antico per un paio di decenni, nel XXI secolo la lavorazione ad uncinetto è apparsa sulle passerelle, diventando un trend riconosciuto, apprezzato e copiato.

Le collezioni moda, delle ultime stagioni, vedono un revival del crochet in tutte le sue varianti.

Dagli eleganti pizzi fiorati, memori dei primi lavori di inizio 900 ai coloratissimi quadrati degli anni ’70. Nessun designer si è lasciato scappare l’opportunità di rielaborare il crochet, secondo visioni e ispirazioni differenti.

Cristina Florence Galati

Colleziona scarpe ma non sa portare i tacchi. Appassionata di storia del costume e affascinata dai significati nascosti negli abiti, se non è intenta ad approfondire il fenomeno moda molto probabilmente starà guardando un documentario true-crime.

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