I vini estivi di Grignano Winery

Vini estivi - grignano winery

Un’azienda nobile, tre vini estivi d’eccellenza: alla scoperta della selezione Grignano Winery

Il vino non è una tendenza ma una filosofia di vita. Charles Bukowski, sul nettare degli dei, scrisse: “Quando sei felice bevi per festeggiare. Quando sei triste bevi per dimenticare, quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa“. Ma quali sono i vini estivi nel quale abbandonarsi completamente durante la calura di questi mesi?

La facciata della villa
vini estivi - villa di gragnano
La villa disegnata dall’alto
Luogo di culto

A farne selezione è Grignano Winery, un’azienda vitivinicola del Chianti Rufina. Nel XV secolo, Grignano è stato un possedimento della famiglia Medici, oggigiorno è di proprietà della famiglia Inghirami (proprietaria dello storico gruppo tessile con i marchi Ingram e Duca Visconti di Modrone) e si estende per 600 ettari tra vigneti (50 ettari) oliveti (200 ettari), boschi e laghi all’interno dei quali sono presenti due ville e oltre 40 case coloniche.

vini estivi - gragnano
La raccolta dell’uva
I grappoli d’uva lasciati esiccare lentamente al sole

Le etichette Grignano Winery dedicate ai vini estivi

La prima etichetta è l’IGT TOSCANA SINGERSANGIO, un vino rosso, biologico, organico, da consumare RIGOROSAMENTE FRESCO. Singersangio unisce due grandi passioni di Tommaso Inghirami, il direttore di Grignano Winery: il vitigno Sangiovese di Toscana e le macchina da cucire (di cui è grande collezionista, avendone qualche centinaio). Un vino che offre un bouquet delicatamente fruttato, vinificato e maturato in acciaio, da abbinare a grigliate di carni bianche, primi piatti con condimenti leggeri e anche a un piatto di pesce… Assolutamente da provare.

Una storica macchina da cucire firmata Singer

Ma l’estate è la stagione perfetta anche per il fresco e profumato IGT TOSCANA BIANCO “RICAMO”. Nato da un blend di uve Chardonnay e Moscato, con una ulteriore percentuale di uve bianche della zona, Ricamo già dal nome è garanzia di grazia e raffinatezza. Al naso è intrigante con note fruttate ben integrate dalla mineralità dello Chardonnay coltivato su suolo argilloso, la giusta acidità che lo rende snello e perfetto per un aperitivo o per accompagnare una semplice insalata di riso, dei frutti di mare, dei crostacei alla catalana.

Infine, perché mai come adesso è il suo momento d’elezione, un rosato ovvero l’IGT TOSCANA BIANCO SPE003 R. Uve di Sangiovese, vinificato e lasciato riposare per pochi mesi in acciaio, regala profumi accattivanti e floreali, una certa sapidità al palato e un gradevolissimo finale che lo rende, anch’esso, vino da aperitivo ma pure da carni rosse come un roast beef, un carpaccio o una battuta al coltello ma anche per una merenda sui prati con salumi e formaggi freschi.

Grignano, non solo vino

La famiglia Inghirami rileva Grignano negli Anni Settanta e nel 1999 ci aggiunge la Fattoria Pievecchia. La proprietà di estende per seicento ettari. Nel 2018, un piano di investimenti propone altri venti ettari di nuovi impianti. L’espansione di Grignano chiama, in tenuta, un team di professionisti guidati da un enologo come Stefano Chioccioli.

L’olio di Grignano

Il vino è il dna di Grignano ma altrettanto si può dire dell’olio extravergine d’oliva, con il quale Grignano fa parte del consorzio Laudemio – racconta Tommaso Inghirami, da quattro anni alla guida di Fattoria di Grignano in Toscana -. E poi c’è il nostro desiderio di raccontare la bellezza di questa parte di Toscana, una specie di oasi naturale a poco più di dieci kilometri da Firenze e a nemmeno quaranta minuti di auto dall’aeroporto di Firenze-Peretola. Vorremmo che le persone potessero vivere l’esperienza di Grignano in una sorta di full immersion che possa comprendere il profumo del vino e il gusto dell’olio, il ritmo lento della natura, la bellezza del paesaggio, la riscoperta degli spazi all’aperto e del lavoro manuale in vigna…

Ritratto di Tommaso Inghirami

Le case coloniche di Grignano

Altro progetto è la ristrutturazione delle case coloniche, un tempo dimora di proprietari terrieri e mezzadri.

È un altro progetto iniziato di recente. Abbiamo davvero una lunga storia da raccontare, che parte con Caterina de’ Medici e arriva fino a noi, e vogliamo essere un luogo d’attrazione per i winelovers, ma non solo loro, di tutto il mondo. Certo, il nostro vino e il nostro olio parla di noi e della nostra terra, ma ci piace l’idea che chi ci viene a trovare possa ascoltare questa storia direttamente dalla terra, passeggiando tra le vigne, visitando le ville e vivendo le case coloniche”, conclude il dottor Inghirami.

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Stefania Carpentieri

Ho fondato Volgare Italiano per un clic sbagliato. Senza ragionarci e senza la consapevolezza di averlo fatto. Ho lavorato sempre per gli altri avendo poca soddisfazione. Gli anni nell'editoria legata alla moda, bastano. Ora è il momento di guardare avanti. Sono un sagittario, capirete.

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