Chanel sfila in Africa. La Parigi-Dakar della moda

Chanel sceglie l’Africa per presentare la collezione Métiers d’Art. La sfilata, a dicembre

Destinazione Dakar. Il 6 dicembre prossimo Chanel sfilerà in Africa con la sua Métiers d’Art: la collezione che dà sfoggio alla magnificenza dei laboratori artigianali per la produzione di abiti e accessori destinati al mercato del lusso.

Scegliendo Dakar – si legge in una nota – la maison desidera far risuonare il savoir-faire dei suoi Métiers d’Art con l’energia artistica e culturale della città.”

Nel 2022 dunque, saranno due le collezioni dei mestieri d’arte presentate dalla casa di moda dalla doppia C. In concomitanza con Pitti 102, infatti, Chanel ha presentato la Métiers d’Art 2021-22 in Stazione Leopolda di Firenze.

Chanel sfila al MET di New York con una collezione ispirata all’antico Egitto. (2018-19). Foto di Olivier Saillant.

Chanel Métiers d’Art, l’origine della sfilata

All’origine di tutto, nel dietro le quinte di questa esplorazione lussuosa del saper – fare moda, c’è Karl Lagerfeld (direttore creativo dal 1983 al 2019) che nel 2003 darà il seguito ad una serie di sfilate con l’intento di valorizzare gli artigiani attivi sul territorio francese. Spettacoli itineranti che toccheranno diverse aree geografiche del mondo (in Italia ha sfilato con Paris in Rome a Cinecittà (2015) e nel 2022 a Firenze con lo spettacolo le19M). Lo scopo principale è dare palcoscenico, visibilità, agli atelier di moda francesi, impegnati nella realizzazione degli abiti Haute Couture. Professionisti del settore, artigiani della moda, appunto, che lavorano a mano (e per centinaia di ore) i dettagli glamour degli abiti firmati dall’azienda fondata da Coco Chanel, nel 1910.

Atelier Lesage (1924) produce i ricami; a Lemarié (1880), Chanel affida i particolari in piume. Guillet (1896), ha il compito di creare le celeberrime camelie (e altri bouquet fioriti) che troviamo su accessori e capi. Lognon Paris (1853), invece, lavora sui tessuti realizzando pieghe e balze. E ancora, Massaro (1894) per le scarpe e Desrues Paris (1929) per bottoni e gioielli. La modisteria, infine, è affidata a Maison Michel che dal 1936 produce i cappelli per Dior e Yves Saint Laurent.

Quel genio di Lagerfeld (a proposito, in un’intervista rilasciata prima che morisse, dichiarò: ” Quando ero giovane mia madre diceva sempre che ero stupido. Mi chiamava “asino”. Probabilmente tutto quello che ho fatto dopo è un modo per compensare) riuscì a dare risalto (o meglio, valore) ai sacrifici degli artigiani con un duplice risultato: continuare a far parlare di Chanel, in maniera costante attraverso le sue tre collezioni principali: prêt-à-porter, Haute Couture e Métiers d’Art.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Il valore del Compasso d’Oro 2022 a Brunello Cucinelli

Finisce in versi, l’era di Kean Etro

Dior Cruise 2023: il potere dell’artigianato

Stefania Carpentieri

Ho fondato Volgare Italiano per un clic sbagliato. Senza ragionarci e senza la consapevolezza di averlo fatto. Ho lavorato sempre per gli altri avendo poca soddisfazione. Gli anni nell'editoria legata alla moda, bastano. Ora è il momento di guardare avanti. Sono un sagittario, capirete.

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.