La Guerra Fredda della Bellezza (parte seconda)

La guerra fredda della bellezza

La lotta tra due donne spietate … La guerra fredda della bellezza

L’Italia del Rinascimento, una dinastia controversa dominata dagli intrighi e due donne che si fronteggiano in una guerra fredda della bellezza.

Per trent’anni, a cavallo fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, la scena politica italiana è dominata dagli splendori e dalla caduta della più discussa famiglia rinascimentale: i Borgia.

Lucrezia Borgia nei panni della Beata Beatrice II d’Este – Bartolomeo Veneto, 1510 (Snite Museum of Art)
Isabella in Nero, ritratto idealizzato di Isabella, eseguito da Tiziano nel 1536 (Kunsthistorisches Museum).

I protagonisti sono Papa Alessandro VI Borgia (1431-1503) e due dei suoi numerosi figli: Cesare detto il “Valentino” (1475-1507), condottiero e politico pronto a tutto per il potere, e Lucrezia (1480-1519), bellissima e dipinta come licenziosa e torbida, un raffinato strumento nelle mani di entrambi.

E poi Isabella d’Este, passata alla storia come “La prima donna del mondo”. Colta e raffinata, affascinante, ma solo sfiorata dalla bellezza, con una mente politica quasi machiavellica, divorata dalla passione per il collezionismo, che fece del proprio motto “Nec Spe Nec Metu” (né con speranza né con timore) uno stile di vita.   

Isabella d’Este

Isabella (1474-1539) primogenita di Ercole I d’Este Duca di Ferrara, e di Eleonora d’Aragona, figlia di Ferdinando I Re di Napoli.

Per tutta la vita andrà fierissima delle proprie origini: a differenza delle altre famiglie che governavano gli stati italiani, quasi tutte arricchite nel Duecento e nobilitate nel corso del Trecento, gli Este erano una delle più antiche dinastie europee; già all’epoca potevano vantare settecento anni di storia (da loro discesero gli Hannover e la famiglia reale inglese fino alla Regina Vittoria).       

Educata alla corte di Ferrara e naturalmente portata per gli studi, Isabella impara alla perfezione la storia romana, il greco ed il latino. All’età di sei anni è promessa in sposa a Francesco Gonzaga, futuro marchese di Mantova.

Anche Ludovico il Moro, de facto Signore di Milano, l’ha chiesta in moglie, ma la missiva arriva un paio di giorni dopo l’accordo matrimoniale con i Gonzaga (prova evidente che già all’epoca la posta arrivava in ritardo). Siccome l’occasione è troppo ghiotta il padre propone invece al Moro la seconda figlia Beatrice.

Francesco Gonzaga rappresentato nella Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna, 1496 (Louvre)
la guerra fredda della bellezza
The Rothschild Lady, attribuito a Bernardino de’ Conti e identificato come ritratto di Beatrice d’Este.
Ludovico il Moro in armatura – miniatura dalla Grammatica Latina di Elio Donato, 1496 (Biblioteca Trivulziana).
Ludovico il Moro e Beatrice d’Este nella Pala Sforzesca, 1494-1495 (Pinacoteca di Brera).

Nel 1490 Isabella sposa dunque Francesco, diviene Marchesa di Mantova ed impara presto che, per quieto vivere, bisogna “mordere l’aglio e dire che è dolce”. La convivenza non è facile, hanno entrambi caratteri forti, quello di Isabella è quasi adamantino, e non sono abituati a cedere l’onore delle armi.   

Francesco le concede di recarsi spesso dai genitori e dal fratello Alfonso a Ferrara, ma non gradisce che vada dalla sorella Beatrice perché considera la corte milanese un luogo dove si commettono troppe “pazzie” e diffida del Moro, sapendo quanto lui e Isabella si ammirino a vicenda.

Nondimeno è nota la passione del marchese di Mantova per fanciulle ed efebi, tanto che, in occasione dell’assedio di Novara del 1495, la cognata Beatrice, volendo ingraziarselo, si offre di procurargli una “cortigiana sana” con cui festeggiare la vittoria, col pretesto di proteggere sia lui che la moglie (e sorella) dalla sifilide.

Da parte sua Isabella ricorda al marito, giorno dopo giorno, quanto sia fortunato ad avere sposato una Este. Infatti lei per tutta la vita si firmerà sempre e solo “Isabella d’Este”, ritenendo il cognome Gonzaga non abbastanza antico e nobile.      

A complicare l’unione c’è anche una “spada di Damocle”: la questione della discendenza. All’epoca una donna aveva come unico obbiettivo quello di assicurare un erede maschio e dovranno trascorrere ben dieci anni prima che nasca il sospirato ed amatissimo Federico.    

Ciò che unisce Isabella e Francesco è l’amore per l’arte e la bellezza; con loro Mantova diviene un cenacolo di raffinatezza, dove si esprimono Giorgione, Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo, Pietro Aretino, Ludovico Ariosto e Baldassare Castiglione.

La guerra fredda della bellezza - Isabella d'este
Ritratto di Isabella d’Este, Leonardo da Vinci c. 1500 (Louvre)
Busto di Donna, probabilmente Isabella d’Este – Gian Cristoforo Romano c. 1500 (Kimbell Art Museum).

Indomabile Isabella, l’esteta dell’arbiter elegantarium

A dire il vero il rapporto di Isabella con gli artisti è spesso burrascoso. Lei tende ad imporre il suo gusto e non ama essere contraddetta. Una “vittima” illustre è il grande Andrea Mantegna, pittore di corte dal 1460, che la dipinge in modo realistico, mentre lei si aspetta un ritratto idealizzato. Il risultato è che Mantegna non avrà più il permesso di raffigurarla, e quanto l’artista scompare nel 1506 sparisce anche il ritratto.

Isabella è creativa e innovatrice anche nella moda e le corti italiane la stimano quale “arbiter elegantiarum”. Ordina tessuti e disegna abiti raffinati contraddistinti da profonde scollature, inventa cappelli e acconciature, fra cui la “capigliara” (formata da capelli, stoffe di seta arricciate, racchiuse in una rete decorata con pietre preziose e perle) e utilizza essenze per creare originali profumi. Le nobildonne francesi, pur di copiare il suo stile così raffinato e innovativo, mandano degli artisti a Mantova per ritratte i suoi “outfit”.

A ventitré anni, dopo la morte della madre, della sorella Beatrice e della cognata Anna Maria Sforza (moglie di suo fratello Alfonso) diviene la “donna più anziana” di Casa d’Este: una posizione che le consente di affiancare sia il padre che il fratello in alcuni eventi alla corte di Ferrara, come una “duchessa de facto”.

Rodrigo Borgia

Negli stessi anni in cui Isabella muove i primi passi alla corte di Mantova il cardinale spagnolo Rodrigo Borgia viene eletto Papa con il nome di Alessandro VI (1492). Salito ai più alti ranghi della chiesa grazie allo zio, Papa Callisto III, la sua elezione porta i Borgia ad essere la famiglia più potente, chiacchierata, odiata e temuta della Penisola.

Papa Alessandro IV, Mitchell Nolte.

Per Alessandro VI il papato non è solo un mezzo per aumentare la ricchezza ed il potere della famiglia: lui vuole dare ai Borgia una posizione egemonica in Italia.

Disputa di Santa Caterina d’Alessandria negli Appartamenti Vaticani – la figura al centro ritrae Lucrezia Borgia – Pinturicchio, 1492-1494 (Musei Vaticani).

Nel 1498 il Papa, sempre alla ricerca di nuovi mezzi per “arrivare là, dove nessun signore italiano è mai giunto prima” stringe un accordo con Luigi XII Re di Francia: avrebbe concesso il divorzio al sovrano dalla prima moglie e avallato le sue pretese sul Ducato di Milano e sul Regno di Napoli, in cambio delle nozze fra il figlio Cesare e Charlotte d’Albret, nipote di Luigi XII e sorella del Re di Navarra. Con il matrimonio Cesare ottiene il Ducato di Valentinois e il sostegno militare per la conquista delle Marche e della Romagna.

la guerra fredda della bellezza. Cesare Borgia
Presunto ritratto di Cesare Borgia – Altobello Melone, 1515-1520 (Accademia Carrara).

Questo accordo produce effetti immediati. Nell’inverno del 1499 Luigi XII, alleato con Venezia, valica le Alpi alla conquista del Ducato di Milano e Ludovico il Moro non può far altro che fuggire lasciando campo libero ai conquistatori.

Cesare Borgia

Nelle vesti di Luogotenente del Re Cesare Borgia prosegue verso la Romagna, territorio sotto il potere del papato (cioè del padre), che nel frattempo invia ai signori di Pesaro, Imola, Forlì, Faenza, Urbino e Camerino una lettera in cui li dichiara decaduti dai loro feudi, spianando così la strada al figlio. Come è prevedibile nessuno obbedisce all’ingiunzione del Papa e si scatena una lotta cruenta; una dopo l’altra le città cadono nelle mani di Cesare, che nel 1501 diventa Duca di Romagna.

Un bicchiere di vino alla tavola dei Borgia, John Maler Collier 1893

Come in una partita a scacchi Cesare è la “torre” e Lucrezia la “donna” che dà scacco matto. Senza farsi scrupoli il padre la utilizza come finta colomba di pace, mercanteggiando i suoi matrimoni per garantirsi delle alleanze.

Flora – per alcuni studiosi un ritratto di Lucrezia Borgia – Bartolomeo Veneto c. 1520 (Stadelsches Kunstinstitut).

Lucrezia Borgia, la finta colomba della pace

Lucrezia nasce a Subiaco nel 1480, terza figlia di Rodrigo, all’epoca cardinale, e della sua amante mantovana Vannozza Cattanei.

È più giovane di cinque anni rispetto al fratello Cesare, ma fra di loro esiste un legame profondo e un sentimento di fedeltà. Fin da piccoli sono influenzati dalle tradizioni valenciane, e la consapevolezza di essere considerati con disprezzo potenzia negli anni il senso di coesione.

Definiti come arrivisti con manie di grandezza smodate, temuti e riveriti, i Borgia sono odiati per le loro origini (spesso etichettati come “marrani”) e per il modo in cui sono riusciti ad accumulare tanto potere e ricchezza.

Lucrezia riceve un’istruzione completa: impara spagnolo, francese, italiano e un po’ di latino, ma anche musica, danza e disegno. Molto presto riesce ad esprimersi con eleganza ed eloquenza.

Cresce completamente assoggettata al padre Rodrigo, da cui eredita la sensualità e l’indifferenza morale, mostrando però grandi slanci di gentilezza e compassione.

Presunto ritratto di Lucrezia Borgia ad opera del Pinturicchio – Appartamento Borgia (Musei Vaticani).

Appena eletto Papa, Alessandro VI studia “scientificamente” come elevare la posizione della famiglia. La scelta cade sul ventiseienne Giovanni Sforza, Conte di Pesaro e nipote di Ludovico il Moro, a cui nel 1493 da in sposa la dodicenne Lucrezia.

Il Papa minaccia il matrimonio tra Borgia e Sforza

Il Papa rimanda per mesi la “prima notte” accampando come scusa la giovane età della fanciulla. In realtà vuole riservarsi la possibilità di annullare l’unione perché ha fiutato un cambio negli equilibri politici della penisola. Infatti nel 1497 scioglie le nozze, affermando che la figlia era già promessa ad Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo del Re di Napoli, e che in ogni caso Giovanni Sforza era impotente e quindi non aveva consumato le nozze.

Lo scandalo è enorme: in pochi credono all’impotenza del Conte di Pesaro e alla verginità di Lucrezia, dopo quattro anni di matrimonio, nonostante i giudici canonici la dichiarino “virgo intacta”.

Giovanni Sforza per tutelare il proprio onore reagisce accusando il Papa di rapporti incestuosi con la figlia: la “fake news” si diffonde come un vento malefico in tutte le corti italiane. Pochi mesi dopo un nuovo scandalo travolge Lucrezia, quando viene ripescato dal Tevere il corpo di un servitore del Papa. A quanto pare la “virgo intacta” è rimasta incita del giovane, e dal momento che si stanno organizzando le sue seconde nozze, il fratello Cesare ha pensato di rimuovere “il problema”. Il bambino verrà presentato come figlio del Papa e di una donna sconosciuta, alimentando ancor più i pettegolezzi.

L’amore tra Lucrezia e Alfonso d’Aragona    

E così nel 1498 Lucrezia sposa il diciasettenne Alfonso d’Aragona, ma anche questa unione è destinata a naufragare. Rammentate l’accordo fra il Papa ed il Re di Francia? Bene, prevede il sacrificio del Regno di Napoli. Il novello sposo diviene un bagaglio inutile e nel 1500 un sicario di Cesare prima lo pugnala e poi lo strangola.

Lucrezia è stanca di essere una pedina e comprende che è il momento di trovare qualcuno per bilanciare la forza dei suoi parenti. Quando il Papa le chiede di sposare il Duca di Gravina lei rifiuta pubblicamente con la frase “…perché i miei mariti sono malcapitati”.

Intelligentemente però non si oppone quando il Papa per rafforzare il potere del figlio Cesare in Romagna le offre di sposare Alfonso d’Este, figlio di Ercole Duca di Ferrara e fratello di Isabella.

Gli Este inizialmente fanno resistenza a causa delle voci infamanti sul conto di Lucrezia.

Alfonso d’Este, Sebastiano Filippi (Palazzo Pitti).

Per superare lo stallo il Papa ricatta il Re di Francia, precisando che avrebbe riconosciuto il suo diritto sul trono di Napoli se avesse convinto gli Este ad approvare le nozze. Luigi XII è costretto ad accettare, ma consiglia al Duca di Ferrara di vendere caro l’onore del casato. Ercole chiede al Papa benefici, garanzie e il raddoppio dei 100.000 ducati proposti come dote: una cifra enorme, circa 40 milioni di euro.

Alessandro VI accetta: dopo due matrimoni finiti in modo scabroso l’occasione di sposare la figlia con l’erede degli Este, e ribadire così il proprio prestigio, è troppo ghiotta.     

È con queste premesse che nel 1501 Lucrezia diviene moglie di Alfonso d’Este e si trasferisce alla corte di Ferrara. Sembra un punto di svolta, ma “l’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa” – William Shakespeare.

…e Isabella d’Este è molto, molto offesa.    

…continua…

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Ammiro il coraggio della redazione di Volgare Italiano. Chiedermi di scrivere degli articoli, lasciandomi per giunta carta bianca nella scelta delle tematiche e dello stile, lo ritengo un grande atto di coraggio, o di follia, o di entrambe le cose assieme. Tutto sommato, se dovranno rammaricarsi o rallegrarsi per questa scelta, non dipende né da me, né da loro, ma da voi lettori.
Perché Dottor Divago? E’ presto detto. Perché amo divagare da un tema all’altro, anzi lo faccio proprio con dovizia ed impegno. Non ho la presunzione di conoscere tutto, sia ben chiaro, però ho l’ardire di amare il bello, aggettivo qualificativo che applico ad ogni aspetto della vita nella sua forma più assoluta. Sinché durerà la collaborazione con Volgare Italiano, toccherò sempre con grande leggerezza vari argomenti disparati fra
loro, con l’unico obbiettivo di offrirvi una distrazione dalle vostre occupazioni quotidiane (se piacevoli lo deciderete voi).
Il fatto di non essere un accademico né un critico ma una persona normalissima, a volte troppo, quanto vorrei avere ogni tanto un barlume di follia, mi regala l’occasione di dialogare di tutto senza addentrarmi troppo nei dettagli.
Del resto la curiosità rappresenta una porta semi aperta sulla conoscenza, e se anche per un attimo avrò suscitato in voi questa sottile sensazione che vi porterà ad approfondire “motu proprio” un qualsivoglia argomento, sarò soddisfatto (e lo sarete anche voi, fidatevi).
Di cosa si può parlare con leggerezza? Di tutto. Basta farlo con garbo, eleganza ed ironia.
Tre qualità che andrebbero applicate in ogni aspetto della vita, soprattutto in tempi sospetti quali sono i nostri, dove scivolare nel cattivo gusto pare sia ormai must quasi irrinunciabile. Personalmente ritengo che la massima di Andy Warhol “in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti” sia stata presa un po’ troppo sul serio, e preferisco di gran lunga un'altra sua frase “credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella
forma d'arte che si possa desiderare”. Ecco, aggiungerei che, oltre a non rovinarla, sarebbe anche carino cercare di renderla un luogo migliore, fosse anche per provare sulla propria pelle un emozione diversa dal solito. Ecco, divago, lo so, è inevitabile.
Tornando agli argomenti non vi tedierò con un infilata di temi, tematiche e note a margine: è cosa che detesto quasi quanto le tasse, ma sempre meno delle promozioni telefoniche. Diciamo che vi sono tante sfumature di colori, più di quante ve ne siano in un arcobaleno, nella storia, nell’arte, nella moda e nelle mode, nel saper vivere, nel recitare su di un palco come nella vita. Di questo mi occuperò, sempre se la redazione non cambierà idea dopo questo articolo.
Gli spiriti liberi sono pericolosi per loro stessa natura: non imbrigliati nelle reti del pensiero corretto si permettono l’oltraggiosa arte del Divagare senza una meta prefissa.
O forse l’hanno. Vedremo.

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