Evoluzione della moda. Il ritorno delle strutture e le riflessioni sull’uomo e la maternità

Evoluzioni della moda. In copertina: Alice Morell-Evans

L’evoluzione della moda: gli studenti del Central Saint Martin indagano sul rapporto donna/corpo/maternità

La Central Saint Martin di Londra ha organizzato, come sempre, le cose in grande. Non importa quali orrori stiano sconvolgendo il mondo, la moda e la creatività non si possono fermare. Via libera quindi a una passerella di due piani, 115 collezioni studentesche e con una vera special guest: Madonna. La cantante, in un abito nero con un chiodo borchiato, era presente sia come ospite che come madre di Rocco Ritchie, studente anch’egli nell’accademia. Qualcosa in più che di una semplice sfilata di fine anno, ma il racconto di un’evoluzione della moda.

I temi controversi della Central Saint Martin

La scuola, che è stata l’incubatore creativo per John Galliano e Alexander McQueen, ha portato in scena molte tematiche, anche estremamente controverse. Sarah Gresty, Leader del corso BA Fashion alla Central Saint Martins ha commentato: “L’unità e la forza dello stare insieme sono al centro del Fashion Show 2022 del corso BA della scuola. I diplomati hanno riflettuto sugli eventi mondiali, sulle loro esperienze e preoccupazioni personali connesse a un pianeta in tale disordine: ogni stilista ha mostrato in sfilata tre look, tre sguardi sulla realtà scelti dalla loro incredibile produzione. Ci congratuliamo con tutti i nostri studenti per il loro impegno e i loro risultati”.

I premiati

Varie sono state le premiazioni: la stilista Alice Morell-Evans, che ha lavorato al fianco di Bethany Williams e Molly Goddard, ha vinto il premio L’Oréal Professionnel Young Talent Award per l’uso innovativo della maglieria nelle tre uscite dello show, seguita in seconda posizione da Emil Dernbach del corso di Fashion Womenswear. Il terzo posto invece se lo è aggiudicato Diana Sträng, studentessa nel BA in Fashion Design con Marketing.

La moda che narra i momenti critici di questa società

Forme decise, costruite, ardite che rispecchiano i tempi critici che viviamo, sono un elemento decisamente trasversale che pervade le varie collezioni e che alimenta vari spunti di lettura. Lo vediamo bene nel caso della medaglia d’argento Emil Dernbach che  ci presenta vere scafandrature che seguono il corpo, ma che allo stesso tempo, lo riscrivono attraverso spigolature. Oppure come le strutture rivestite di maglia jacquard e misto crochet di Alice Morell-Evans che spaziano tra il tribale e l’etnico.

Altrettanto rigide ma ingentilite da bordature scintillanti, sono le costruzioni in “pelle” bio-plastica di Mata Durikovic; tale materiale, racconta la designer, è stato coltivato da lei stessa perché voleva realizzare abiti che fossero “cucinabili in casa, commestibili e degradabili nel proprio giardino”. Sempre con un’accezione etnica, delinea come uno spazio di sicurezza attorno a sé il disco-struttura di Rina Hayashi mentre sembra parlarci di “protezione” dagli abbracci e dagli affetti l’involucro di Quinghua Zhang.

Come i giovani designer vedono la società odierna

Se nel primo si potrebbe anche vedere il riflesso di una società sempre più isolata e ridotta all’individuo, il secondo ci porta a riflettere su quello che è davvero il bagaglio emotivo lasciato dalla pandemia che, tra i vari aspetti drammatici, ha portato anche a nuove vette l’hi-tech e la sicurezza sanitaria attraverso innovative tecnologie come i tracciamenti QR code. Quest’ultimo diventa il punto cardine per Christie Lau che ne propone uno gigantesco che copre il modello e che ha permesso a chiunque lo scannerizzasse durante la sfilata, di sperimentare in realtà aumentata i suoi look della collezione finale.

In una tale fusione dell’essere umano con il virtuale, ecco però comparire il Diogene 2.0 di Dylan Mc Donnell; appunto come il filosofo, questa proposta sembra cercare “l’uomo” e la sua essenza più vera ma non più con la lanterna bensì con il metal detector. La sua ricerca è diventata molto più ardua e invisa, e il sonaglio al collo che ricorda quello indossato dai lebbrosi dei popoli biblici, avverte la “pericolosità” di questo individuo alle persone circostanti.

Da sinistra verso destra: Emil Dernbach, Mata Durikovic
Da sinistra verso destra: Rina Hayashi, Quinghua Zhang
Da sinistra verso destra: Christie Lau, Dylan Mc Donnell
Christie Lau – Dylan Mc Donnell

L’evoluzione della moda. La sfida uomo-tecnologia

È condivisibile affermare che, tra queste sfide uomo-tecnologia e altri fattori sociali, stiamo vivendo tempi convulsi, surreali. La guerra in corso tra Russia e Ucraina ci fa ripiombare a logiche nazionaliste che non vedevamo dalla Seconda Guerra Mondiale. Forse proprio questo spirito un po’ anni ‘40 che aleggia nel nostro giorno dopo giorno ispira l’outfit di Kristin Son che , su un tailleur dal sapore retró, cita i copricapi di Schiaparelli, così come, nella creazione di Eve Cho Minju vediamo assonanze con il look di Hedi Lamarr nel musical Ziegfield Girl del 1941. In entrambe, tra stelline ed aureole, è indiscussa anche una certa misticità che diventa totalizzante nella proposta di Max Brewer dove la figura è completamente avvolta in voile rosati che finiscono per drappeggiarsi in una grande struttura ad ogiva ( una vulva generatrice?) che raccoglie tutta la persona.

Da sinistra verso destra: kristin Son, Max Brewer
kristin Son – Max Brewer
Eve Cho Minju – Hedi Lamarr in Ziegfield Girl del 1941

I temi di genere

Indubbiamente, i temi di genere sono stati posti sotto l’indagine della generazione Z della Saint Martin. La moda uomo è stata elaborata in varie chiavi, spesso con molta maglieria. Tra i tanti, quello che colpisce è stata l’assonanza “guerriera” degli stilisti Adam Poulter e Maximilian Raynor; colori e scelte materiche differenti ma con una percezione marziale che si incarna in bustini di vernice nel caso del primo, e una vaga rilettura dello stile militare dell’antica Roma per il secondo. L’uomo di oggi  effettivamente si trova a lottare per rivendicare la sua sfera femminile in un mondo che ancora cerca determinate codifiche settarie ed univoche.

Ecco quindi che i capi per antonomasia dell’altro sesso vengono rivisti e portati come outfit per definire una fluidità di genere che (con molta fatica) viene avanti. Per quanto riguarda il women’s wear, forse mai come in questo show esso è stato profondamente indagato, studiato e si è impregnato di significati nuovi, a tratti spiazzanti e sicuramente provocatori. La donna oggi è al centro della società per varie motivazioni: neo-femminismo, disuguaglianze salariali, ma anche dibattiti sul suo ruolo biologico e sociale. Probabilmente la proposta durante questa sfilata dei panier che enfatizzano i fianchi e “l’ingombro” della figura femminile nello spazio pubblico, sono un esempio di questo ritrovato protagonismo.

Il ricorso della moda al passato.

La stessa vincitrice con la sua struttura knit-etno potremmo dire che ne lancia la sua versione, tuttavia citazioni al secolo d’eccellenza di queste sottostrutture, il settecento, non mancano. Come nel outfit di Jee Soo Song, che propone  una dama contemporanea in una robe formata da vari patchwork nei celeste pastello. O come l’uscita di Wonhee Ryu con una maggiore prominenza sul ventre e un’attitudine meditativa che sembra comunicarci il suo essere in dolce attesa.

L’evoluzione della moda. Il tema della maternità sfila in passerella

E con questo riferimento giungiamo al topic dei temi, ovvero la maternità; un argomento discusso ed enfatizzato dalla politica ma anche dalla moda, specie ultimamente. C’è da dire che provocazioni con pancioni in bella vista le abbiamo viste già a Sanremo 1986 con Loredana Bertè cosi come nel 2011 con Lady Gaga durante il concerto di Radio First Big Weekend nel Regno Unito. Ne sono seguite varie rappresentazioni nelle sfilate delle stagioni passate da parte di vari Brand, ma certamente, chi ha davvero fatto della sua gravidanza uno stato di empowerment femminile è stata Rihanna che ha sfoggiato il suo ventre con orgoglio e con i più svariati look.

Implicitamente la pop star ha ribadito che madre significa anche essere sexy e non comporta poca visibilità e riserbo come succedeva in passato. Ciononostante, è possibile che questa continua visibilità della maternità abbia ispirato una reazione creativa in Qianhan Liu, che ci presenta un curioso look manga con un misto di frange yeti-unicorno che comunque non distolgono l’attenzione dal focus principale, ovvero il ventre in plexiglass su cui spicca un apparecchio tecnologico (un obiettivo fotografico?).

Le critiche alla creazione di Amanda Colares Silva.

E forse, Amanda Colares Silva, ci vuole mostrare che quel pancione, continuamente esibito in Instagram o sui red carpet, è alla fine una creatura umana che sta avendo una sovraesposizione mediatica ancor prima di nascere e che soprattutto non ha richiesto. La creazione di questa stilista è stata fortemente criticata e molti hanno gridato al semplice fatto di voler “stupire”, di fare un’esibizione fine a sé stessa. Potrebbe anche essere questo il vero intento, ma credo che la proposta vada osservata comunque con attenzione: la versione iperrealistica del bebè nel grembo smuove vari sentimenti che si stanno polarizzando nella società, come per esempio la discussione sull’aborto, la sua comparazione impropria o meno con un omicidio e allo stesso tempo pone una riflessione sulla biologia femminile, sui significati della maternità e su cosa oggi sia definibile “ donna” ( tema molto dibattuto tra le femministe radicali).

E appunto, continuando con il tema del corpo femminile e del femminismo, l’outfit di Smriti Limbu, con la sua figura abbondante e curvy, si riallaccia alla rivendicazione del seno materno come elemento, sì di allattamento, ma anche di scandalosa rivendicazione personale di libertá. Curioso osservare come essa sia idealmente in linea con la cantante italo-spagnola Rigoberta Bandini che canta il lemma “ mama, paremos la ciudad sacando un pecho fuera, puro estilo Delacroix/ mamma, fermiamo la città, tirando fuori un seno in puro stile Delacroix  ( il testo fa riferimento al dipinto del pittore “ la libertà guida il Popolo” del 1830).

Evoluzione della moda settecentesca
Jee Soo Song, Wonhee Ryu
Jee Soo Song, Wonhee Ryu
Smriti Limbu, La liberta guida il Popolo di Delacroix ( particolare)
Smriti Limbu, La liberta guida il Popolo di Delacroix ( particolare)

Le riflessioni.

Le riflessioni che possiamo fare sono tante, tuttavia i giovani creativi che con questa sfilata si sono diplomati, hanno evidenziato la straordinaria capacità di interpretare i tempi in cui vivono. Chi ha un animo creativo è una spugna e giustamente assorbe gli stimoli esterni e li trasforma in contenuti. Lo vediamo continuamente con l’arte; lo vediamo con la moda e i suoi show. Sicuramente i capi proposti non sono portabili, non sono “l’abitino bello” che tanti hanno lamentato di non aver visto; effettivamente sono ben altro. Sono messaggi, idee e pensieri. E là fuori, senza dubbio, tra le holding internazionali c’è già chi sta puntando gli occhi su qualcuno di questi stilisti. Perchè la moda, oltre che di abiti, ha bisogno di idee e di figure che sappiano parlare alle nuove generazioni con il giusto linguaggio contemporaneo.

In copertina: Alice Morell-Evans

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Igor Santarpia

Igor Santarpia, nato e cresciuto a Firenze, vive in Spagna, a Madrid. Dopo gli studi in arte e moda, ha lavorato per vari anni con molti brand, in Italia e all'estero, lavorando soprattutto nel settore della maglieria. Ha inoltre dato rapidi corsi di storia del costume presso l’accademia Fiorentina TIAC per studenti cinesi. Curioso, onnivoro culturalmente, sperimentale e fluido nella sua personalità, considera la moda un argomento molto serio. Ritiene che la moda è un fenomeno sociologico ed antropologico, oltre che un semplice discorso di abbigliamento. “La moda come l’arte ci parlano, basta solo saperle osservare”.

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