La guerra fredda della bellezza – 1 parte

La guerra fredda della bellezza - Sandro Botticelli - La Primavera 1477-1480

Il Rinascimento: la Guerra Fredda della Bellezza, dominata da due donne …

Cito la Treccani e vi prego di non scappare: “Il Rinascimento è il periodo di storia della civiltà che ebbe inizio in Italia […] intorno alla metà del XIV° secolo […] caratterizzato dal rifiorire delle lettere e delle arti, della scienza e in genere della cultura e della vita civile e da una concezione filosofica ed etica più immanente”.

Per quel che mi riguarda la definizione più originale la pronunciò alcuni anni fa una giovane guida turistica a Palazzo Gonzaga Guerrieri (Volta Mantovana).

Gli albori della Guerra Fredda della Bellezza

Disse testualmente: “Il Rinascimento italiano fu la Guerra Fredda della Bellezza”.  

Ho ripensato spesso a questa definizione e più passa il tempo più mi convinco di quanto sia azzeccata. Seguitemi sulla macchina del tempo e torniamo ad una data cruciale per la storia italiana: il 1454. A Lodi, nell’aprile di quell’anno, il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia misero fine a una guerra che durava dall’inizio del Quattrocento. La pace, ratificata da tutti gli Stati italiani, assicurò un equilibrio destinato a durare quarant’anni, favorendo così la fioritura del Rinascimento. Garanti della stabilità politica furono Ludovico Sforza detto il Moro, Duca di Milano, e Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, Signore di Firenze.

Italia politica – 1494

Siamo italiani: fatta la pace si deve trovare un altro modo per farsi la guerra.
Stretti nei limiti dei trattati i ducati, i marchesati e le signorie cercarono una maniera nuova per primeggiare. Deposte le picche e le alabarde come placare le ambizioni? Da Milano a Napoli i signori della penisola escogitarono un modo che non conosceva precedenti nella storia: darsi battaglia con le armi della bellezza.

La bellezza. Un disegno di Piero della Francesca
Piero della Francesca – Città Ideale – Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

Chi erano questi signori è presto detto. Se Milano era governata dagli Sforza e Firenze era dominata dai Medici, a Ferrara brillavano gli Este, a Mantova rifulgevano i Gonzaga e la stella dei Montefeltro scintillava a Urbino. Ovviamente i papi dominavano Roma, gli Aragona reggevano le sorti di Napoli, mentre Venezia era una repubblica governata da duecento famiglie patrizie.

Ludovico il Moro
Ludovico il Moro

La gara della bellezza

I venti della ritrovata serenità soffiarono da una corte all’altra, spalancando le finestre ad un nuovo stile di vita. Non più costretti nei castelli o nei palazzi fortificati i signori degli Stati italiani si aprirono alle “delizie” di una vita raffinata immersi in un mondo progettato in base agli ideali classici greci e romani. Nelle campagne attorno alle capitali iniziarono a sorgere splendide residenze estive, concepite e decorate dai migliori artisti e circondate da spettacolari “giardini all’italiana”.
Este e Gonzaga portarono quest’arte ai massimi livelli, arrivando a edificare delle vere e proprie regge: la Delizia Estense di Belriguardo a Voghiera (Ferrara), di ben quaranta ettari, e la reggia gonzaghesca di Marmirolo, con le sue cento sale affrescate (della prima rimane una porzione consistente, anche se gli affreschi sono quasi del tutto persi; della seconda non rimane nulla, fu demolita da austriaci e francesi nella seconda metà del Settecento).

La guerra fredda della bellezza. Ricostruzione della Delizia di Belriguardo
Ricostruzione della Delizia di Belriguardo
Palazzo Te – Loggia di Davide (una loggia simile fu realizzata per la reggia ducale di Marmirolo)

Le corti in breve raggiunsero una magnificenza mai vista prima. L’eleganza e la preziosità delle vesti, la sontuosità dei ricevimenti e i modi raffinati dei cortigiani divennero strumento politico per rimarcare il prestigio, il potere e la ricchezza dei signori italiani.

Nel Cinquecento Baldassare Castiglione descrisse gli usi e i costumi alla corte di Urbino nel trattato “Il Cortegiano”: il Re di Francia Francesco I ne rimase così impressionato da farlo tradurre subito in francese, consegnandone una copia a ciascun membro della sua corte.

La guerra fredda della bellezza
Niccolò Machiavelli – Il Principe 1513
Baldassare Castiglione – Il Cortegiano 1513-1524

La guerra artistica dei Signori

In parallelo iniziò una gara per garantirsi la presenza e l’operato dei migliori artisti e intellettuali del tempo. Una lotta senza esclusione di colpi, portata avanti con le “armi” più straordinarie concepite dall’uomo: architettura, scultura, pittura, letteratura e poesia.
Una generazione di artisti e letterati ‘moderni’ incrociò i propri destini al bisogno di autocelebrazione di queste casate dove l’amore per la bellezza e la raffinatezza avevano già messo radici, in attesa di nuova linfa per germogliare.
Troppo lungo l’elenco dei maestri e delle opere. Artisti universali passavano con perizia eccelsa da un arte all’altra, e con grande disinvoltura da una corte all’altra: ammirati, ricercati e contesi quanto lo sono oggi star del cinema e influencer (prova evidente che non sempre il futuro è sinonimo di evoluzione).

Cosmè Tura - Calliope - National Gallery di Londra- la guerra fredda della bellezza
Cosmè Tura – Calliope – National Gallery di Londra
Piero della Francesca a Rimini. San Sigismondo-e Sigismondo Pandolfo Malatesta
La guerra fredda della bellezza - Mantegna
Andrea Mantegna – Oculo sul soffitto della Camera Picta
Andrea Mantegna – Camera picta nel Palazzo Ducale di Mantova 1465-1474
Salone nella Villa Medicea di Poggio a Caiano
Salone nella Villa Medicea di Poggio a Caiano
David di Donatello, c.1440
Il Pinturicchio e l’Appartamento Borgia nei Palazzi Vaticani – Sala dei Santi
La guerra fredda della bellezza - Michelangelo
Michelangelo – La Pietà 1497-1499

I protagonisti del Rinascimento Italiano che contribuirono alla Guerra Fredda della Bellezza

Come sarebbe l’architettura senza Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti e Donato Bramante? O la pittura e la prospettiva senza Andrea Mantegna, Melozzo da Forlì e Piero della Francesca? E che dire della pittura quasi ‘metafisica’ di Carlo Crivelli e Cosmè Tura, o del raffinato edonismo del Pinturicchio? Possiamo parlare di scultura senza citare Donatello e Michelangelo? E dove collocare il genio universale di Leonardo da Vinci?
Artisti in perenne movimento da una corte all’altra, dove si incontravano, si confrontavano e, non troppo sottilmente, si scontravano, cercando di appagare le richieste del signore di turno o proponendo progetti al limite dell’irrealizzabile (uno per tutti Messer Leonardo da Vinci).
Questa “epoca aurea” aprì le porte al mecenatismo, che troverà la sua massima espressione nel collezionismo. Nasce così lo “Studiolo”, sede di straordinarie raccolte d’arte e oggetti rari, dipinti, vasi, gemme, sculture e monete antiche. Gli stessi ambienti divennero veri e propri “scrigni” d’arte, trionfi di ebanisteria come lo Studiolo di Federico da Montefeltro, nel Palazzo Ducale di Urbino.

Studiolo di Federico da Montefeltro – dettaglio
la guerra fredda della bellezza - Studiolo di Federico da Montefeltro
Studiolo di Federico da Montefeltro -parete centrale
Registro superiore dello studiolo di Federico da Montefeltro
Registro superiore dello studiolo di Federico da Montefeltro

La concorrenza – scontro tra gli artisti

La “guerra fredda della bellezza” fu anche uno scontro subdolo (in pratica all’italiana), con ambasciatori utilizzati per spiare le fastosità altrui, artisti messi in competizione, lotte all’ultimo sangue per accaparrarsi i migliori cuochi e realizzare i banchetti più sontuosi, scontri epici per gli abiti più belli, le acconciature più audaci, i profumi e le essenze più raffinate.
Nel frattempo i palazzi ducali sparsi nella penisola abbagliavano i visitatori stranieri con sale affrescate ricche di opere d’arte, marmi antichi, vasellami d’oro e d’argento, tutto esposto in percorsi studiati per destare meraviglia, quasi dei musei ante litteram.

Il concetto di bellezza moderna

Niccolò Machiavelli ritrasse tutto questo alla perfezione nel saggio “Il Principe”, esponendo il concetto della moderna “logica di stato”. Non per nulla oggi essere “machiavellico” è sinonimo di un’intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata dove “il fine giustifica i mezzi”.
La fine di questa “età aurea” iniziò nel 1494, quando il Re di Francia Carlo VIII varcò le Alpi per reclamare un lontano diritto ereditario sul Regno di Napoli. Per sbarrargli la strada fu creata una lega anti-francese (cui aderirono Venezia, Milano, il Papa, la Spagna, l’Inghilterra e gli Asburgo). Alla fine ne uscirono tutti sconfitti, ma fu solo l’inizio di una serie di guerre che durarono fino al 1559.
Per noi le conseguenze furono catastrofiche. Ora l’Europa intera sapeva, tramite i soldati francesi e tedeschi, che l’Italia era una terra incredibilmente ricca e facilmente conquistabile poiché divisa e difesa soltanto da mercenari.
In breve la penisola si trasformò in un campo di battaglia e perse la propria indipendenza. Negli stessi anni si assiste all’ascesa, allo splendore e alla rovina della più discussa e controversa famiglia del Rinascimento, i Borgia, e alla lotta di due potentissime primedonne: Isabella d’Este e Lucrezia Borgia. A loro spetta l’onore di portare ai massimi livelli la Guerra Fredda della Bellezza, ma lo vedremo nella seconda parte …

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Fausto Corini

Ammiro il coraggio della redazione di Volgare Italiano. Chiedermi di scrivere degli articoli, lasciandomi per giunta carta bianca nella scelta delle tematiche e dello stile, lo ritengo un grande atto di coraggio, o di follia, o di entrambe le cose assieme. Tutto sommato, se dovranno rammaricarsi o rallegrarsi per questa scelta, non dipende né da me, né da loro, ma da voi lettori.
Perché Dottor Divago? E’ presto detto. Perché amo divagare da un tema all’altro, anzi lo faccio proprio con dovizia ed impegno. Non ho la presunzione di conoscere tutto, sia ben chiaro, però ho l’ardire di amare il bello, aggettivo qualificativo che applico ad ogni aspetto della vita nella sua forma più assoluta. Sinché durerà la collaborazione con Volgare Italiano, toccherò sempre con grande leggerezza vari argomenti disparati fra
loro, con l’unico obbiettivo di offrirvi una distrazione dalle vostre occupazioni quotidiane (se piacevoli lo deciderete voi).
Il fatto di non essere un accademico né un critico ma una persona normalissima, a volte troppo, quanto vorrei avere ogni tanto un barlume di follia, mi regala l’occasione di dialogare di tutto senza addentrarmi troppo nei dettagli.
Del resto la curiosità rappresenta una porta semi aperta sulla conoscenza, e se anche per un attimo avrò suscitato in voi questa sottile sensazione che vi porterà ad approfondire “motu proprio” un qualsivoglia argomento, sarò soddisfatto (e lo sarete anche voi, fidatevi).
Di cosa si può parlare con leggerezza? Di tutto. Basta farlo con garbo, eleganza ed ironia.
Tre qualità che andrebbero applicate in ogni aspetto della vita, soprattutto in tempi sospetti quali sono i nostri, dove scivolare nel cattivo gusto pare sia ormai must quasi irrinunciabile. Personalmente ritengo che la massima di Andy Warhol “in futuro tutti saranno famosi per quindici minuti” sia stata presa un po’ troppo sul serio, e preferisco di gran lunga un'altra sua frase “credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella
forma d'arte che si possa desiderare”. Ecco, aggiungerei che, oltre a non rovinarla, sarebbe anche carino cercare di renderla un luogo migliore, fosse anche per provare sulla propria pelle un emozione diversa dal solito. Ecco, divago, lo so, è inevitabile.
Tornando agli argomenti non vi tedierò con un infilata di temi, tematiche e note a margine: è cosa che detesto quasi quanto le tasse, ma sempre meno delle promozioni telefoniche. Diciamo che vi sono tante sfumature di colori, più di quante ve ne siano in un arcobaleno, nella storia, nell’arte, nella moda e nelle mode, nel saper vivere, nel recitare su di un palco come nella vita. Di questo mi occuperò, sempre se la redazione non cambierà idea dopo questo articolo.
Gli spiriti liberi sono pericolosi per loro stessa natura: non imbrigliati nelle reti del pensiero corretto si permettono l’oltraggiosa arte del Divagare senza una meta prefissa.
O forse l’hanno. Vedremo.

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1 commento

  1. Fausto Corini, grazie per le interessanti osservazioni e l’affascinante descrizione di come un momento tanto straordinario come il Rinascimento abbia attraversato da Nord a Sud il nostro Paese scatenando sì il desiderio di primeggiare tra i casati più importanti, ma dando anche spinta ed energia agli artisti che grazie alla “guerra fredda della bellezza” in atto in questo periodo, hanno potuto esprimete tutta la loro maestria ed estro regalando all’Italia fama e rendendola unica al mondo nei secoli.

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