La maschera di Balenciaga? Cavalcare l’onda della provocazione

Balenciaga maschera resort 2023

Chi non ha mai indossato una maschera nella sua vita? Demna Gvasalia per Balenciaga fa ricorso alla storia, attingendo agli insegnamenti passati

La maschera di Balenciaga è un’allegoria triste. Un fluttuare della nostra società: un moto tra il bene e il male che spinge le onde (l’individuo) a infrangersi sugli scogli (gli accadimenti). Nel teatro greco, a introdurla fu Tespi, il tragediografo che preferì la materia al trucco. Con i suoi carri portò in scena la deformazione della società. E nel culto di Dioniso, diede il via alla stagione della maschere nel quale un solo attore avrebbe potuto impersonare diversi personaggi. Finzione. La maschera fa rumore nell’anima e spesso fa più male a chi la indossa.

La maschera venne usata anche per fini estetici quando il vaiolo (si pensa che questo virus avesse colpito il Faraone Ramses V nel II a.C.) deturpò il viso delle nobildonne con cicatrici profonde. Un esempio di visard è nell’opera di Felice Boscarati, La Moretta. Fu boom di visard nel Cinquecento quando le dame lo adottarono come dettaglio leziosi nei look da grande serata o nelle lunghe passeggiate nei parchi. A Venezia, ad esempio, una maschera tonda e di velluto nero (chiamata moretta) era l’accessorio indispensabile per sedurre l’uomo durante le feste di gala.

Le maschere nel Teatro Greco
Le maschere nel Teatro Greco

Senza scomodare i greci, che di tragedie ne hanno vissute veramente tante, citiamo le italiche maschere di Pirandello. Nel 1926 pubblica l’opera letteraria Uno, Nessuno, Centomila, esponendo le variegate sfaccettature dell’essere umano, spesso domate dall’Io. Nel romanzo, Vitangelo Moscarda ha una solo immagine ma si trova costretto a interpretare la percezione che gli altri hanno di lui. Capite cosa intendo? Non è forse un argomento attuale, questo?

La maschera  di Balenciaga - La moretta di Felice Bascarati
La Moretta. Felice Boscarati.

Il rifiuto dell’identità

Moscarda si guarda allo specchio mentre la moglie, incuriosita, si chiede cosa stia accadendo al marito. Gli dirà, poi, che la narice che sta toccando è quella che pende. Un’osservazione che costerà, all’uomo, la pazzia. Ecco, in questa società l’opinione altrui conta all’unisono. Colpa, probabilmente, di una società stereotipata che ci aliena, privandoci dell’autoconsiderazione. Lasciatemi scrivere una breve riflessione. Non è forse la moda che ha nutrito, dal suo seno materno, l’omologazione?

Il sociologo George Simmel parlò di mode di classe, “Le mode sono sempre mode di classe, quelle della classe più elevata si distinguono da quella della classe inferiore e vengono abbandonate nel momento in cui quest’ultima comincia a farle proprie. […] Analogamente la moda significa da un lato coesione di quanti si trovano allo steso livello sociale, unità di una cerchia sociale da essa caratterizzata, dall’altro chiusura di questo gruppo nei confronti dei gradi sociali inferiori e loro caratterizzazione mediante la non appartenenza ad esso“. Tradotto, questa è una sorta di Trickle-down, ovvero quello sgocciolamento dall’alto verso il basso di abitudini delle classi più agiate verso le classi disagiate. Ri-traduciamo con un solo termine: emulazione.

Mass moda, strumento di comunicazione di massa scritto da Raffaella F. Marin, si legge: “Gli abiti delimitano e scandiscono il tempo individuale, fanno si che una persona possa essere una e molteplice, negli incontri formali, in quelli di lavoro, nel tempo libero, nella vita privata: il passare da un abito all’altro nel corso della giornata rappresenta un modo per controllare le proprie risposte emotiva in relazione agli stimoli provenienti dall’esterno. Attraverso gli abiti, proprio come attraverso le parole, è possibile attuare un controllo continuo sull’ambiente.”

Ad essere più influenzabili sono i giovani che devono trovare ancora la propria identità. E oggi, l’omologazione/emulazione avviene attraverso i Social Network sotto le mentite spoglie delle influencer. Proprio questi contenitori sociali sono l’habitat ideale per alienare le nuove generazioni; strumenti di persuasione che generano profitti e automi, deliberatamente.

La Balenciaga Resort 2023

la maschera di Balenciaga
Balenciaga Resort 2023

Wall Street, il cuore pulsante dell’economia americana, è il luogo deputato per la performance di Demna Gvasalia che trasforma la maschera di Balenciaga in un manifesto di auto-denuncia. Per lo stilista, l’abito annulla l’identità con il denaro che ha molteplici poteri, per primo il feticismo. Con i soldi ci compri anche l’anima del diavolo, immaginate quanto sia difficile far cassa con le generazioni future. A buon intenditori …

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Cass x Prada, la collab che reinventa le sneakers America’s Cup

Gli abiti vintage di Valentino arrivano a Milano

La storia delle slingback, le calzature che non conoscono crisi

Stefania Carpentieri

Ho fondato Volgare Italiano per un clic sbagliato. Senza ragionarci e senza la consapevolezza di averlo fatto. Ho lavorato sempre per gli altri avendo poca soddisfazione. Gli anni nell'editoria legata alla moda, bastano. Ora è il momento di guardare avanti. Sono un sagittario, capirete.

Articoli consigliati

2 commenti

  1. Gentile Stefania, complimenti, davvero complimenti per il suo scritto.
    Sono interessato alla moda perchè mi piace il bello, ma anche, e sopratutto, per la sua rilevanza sotto il profilo culturale.
    Purtroppo quel che leggo sulla rete è di devastante superficialità: certo il target è quello che è, e non si scrive per essere noiosi:ma un pò di rispetto almeno per sè stessi, no?
    Mi auguro che la sua citazione di Simmel sia letta e compresa da molti. Simmel è un maestro: forse non ha detto tutto a proposito della moda come fenomeno economico dipendente dalla evoluzione del capitalismo, al quale dobbiamo la degenarazione – se non la morte – della moda stessa.
    La saluto e vado a mettermi in maschera: penso a un completino di Dolce e Gabbana. Ho 85 anni : le pare una buona scelta?
    Emilio Borroni.

    1. Gentilissimo Emilio, la ringrazio per il suo commento. Lasci stare la maschera , meglio esibire l’espressione del volto. Cari Saluti, Stefania.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.