Mostre Parigi 2022. Elsa Schiaparelli
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Mostre a Parigi, in arrivo il rosa shocking di Schiaparelli

“Shocking: The Surreal World of Elsa Schiaparelli” è tra le mostre più attese a Parigi, nel 2022. Il motivo è nella storia della celeberrima maison

È sicuramente tra le mostre più attese a Parigi in questo 2022: “Shocking: The Surreal World of Elsa Schiaparelli” è la più grande mostra sulla moda surrealista mai organizzata prima.

Nel mondo moderno di oggi, che vede un evidente legame diretto tra moda e arte, Elsa Schiaparelli, una couturier autodefinita ‘ispirata’, appare ora più che mai come una donna dei nostri tempi“, ha affermato il Musée des Arts Décoratifs in una nota. “Per due decenni, Elsa Schiaparelli ha vissuto e respirato la moda d’avanguardia, usandola come terreno di gioco per reinventare le donne e la femminilità, lo stile e lo spirito, con un lavoro che rimane sorprendentemente moderno. Ha incarnato la visione di una Parigi radiosa e vibrante con una curiosità insaziabile, deliziandosi di tutto ciò che era nuovo“, ha aggiunto.

Giacca con Farfalle. Estate 1937. Vogue USA, 15 marzo 1937. Ph. Horst P. Horst
Giacca con Farfalle. Estate 1937. Vogue USA, 15 marzo 1937. Ph. Horst P. Horst

La mostra esibirà le creazioni della sarta italiana accostate a opere di artisti del calibro di Salvador Dalí, Jean-Michel Frank, Meret Oppenheim e Alberto Giacometti. Conterrà anche i bozzetti della vasta collezione donata da Schiaparelli all’Unione francese delle arti del costume, ora custodita dal museo.

L’esibizione debutterà il 6 luglio 2022, due giorni dopo l’inaugurazione della collezione Haute Couture firmata da Daniel Roseberry, presentata durante la Paris Couture Week. “Shocking: The Surreal World of Elsa Schiaparelli”, che durerà fino al 22 gennaio 2023, è sicuramente tra le mostre di moda a Parigi più attese del 2022.

L’incommensurabile Elsa

Su con le spalle! Che il seno torni ad avere il posto che gli compete, si imbottiscano quelle spalle e la si finisca con quella brutta posizione curva! Si rimetta la vita dov’era! Si allunghino le gonne!” Questo era l’imperativo di Elsa Schiaparelli. Le decorazioni diventano provocatorie; ritornano anche i tailleur.

Per Schiaparelli fondersi con l’arte è essenziale perché i dogmi della sartoria a lei vanno stretti. Nel suo percorso, varranno più le frequentazioni con i surrealisti dell’epoca, piuttosto che le giornate in laboratorio a lavorare sui modelli. È tra le prime sarte a osservare attentamente il mondo esterno per captare le esigenze delle sue clienti. “Due parole sono state sempre bandite da casa mia: ‘creazione’ che sembra il massimo della pretenziosità e ‘impossibile’. Mi informavo sulle esigenze delle donne che si affidavano a me e cercavo di aiutarle per trovare il loro tipo. Credo sia questo il vero segreto di vestirsi bene. I tipi sono enormemente diversi. I look delle donne corrispondono al loro stile di vita, al loro lavoro, ai loro amori, e anche alle loro tasche“.

Due look rosa shocking di Elsa Schiaparelli. Dal 1937 a oggi.
Il rosa shocking di Elsa Schiaparelli. Dal 1937 a oggi.

Lo stile di Elsa Schiaparelli in vetrina in una delle mostre a Parigi più significative dell’anno 2022

Dinanzi alla guerra, Elsa dovette abbandonare lo sfarzo per privare la moda dal cattivo gusto nel voler distinguere le donne per ceto sociale. “Nella battaglia dei sessi – disse Palmer White – i suoi abiti riflettevano un’intera rivoluzione sociale: difensiva di giorno e aggressivamente seducente la sera“. L’immagine descritta dalla sarta è chiara: alla donna degli anni Trenta non era concesso mostrarsi indifesa di fronte al maschio.

Tre modelli di silhouette Grattacielo apparsi su un'illustrazione per Vogue America nel 1933.
Tre modelli di silhouette Grattacielo apparsi su un’illustrazione per Vogue America nel 1933.

Durante i suoi diversi soggiorni a New York, infatti, si rese conto che l’universo femminile iniziava a emanciparsi dall’uomo, quasi a volerlo fronteggiare, ostacolare. Nacque, così, la silhouette a grattacielo: con linee dritte e verticali e spalle larghe e squadrate. Il seno era protetto dai revers appuntiti, in colori in contrasto con il doppio petto”. Un’uniforme dalla simbologia ambigua: la corazza che segna i punti più seducenti della donna.

Salvador Dalì e l'aragosta che ha ispirato l'abito aragosta di Elsa Schiaparelli. Ph. George Platt
Salvador Dalì e l’aragosta che ha ispirato l’abito aragosta di Elsa Schiaparelli. Ph. George Platt

La sera, poi, tutte le regole erano sovvertite. Spazio, dunque, alla femminilità con gli abiti che lasciavano scoperta la spalla. Nel 1933 propose la linea “a scatola” e la linea pijama. E ancora la “linea uccello” con cappe alate e la “linea cono “, ispirata a Poiret.

L’essenza artistica di Elsa va oltre il suo rapporto con il Surrealismo che si consolida nel 1936. Lei sperimentò un nuovo linguaggio decorativo, facendo coabitare farfalle e aragoste nel suo meraviglioso universo artistico. La sua moda, dunque, non agisce sulla linea dei vestiti, piuttosto sulla “cultura dell’apparire”. La persona diventa un mezzo di comunicazione. All’Exposition des Arts et des Tecniques, tenutasi a Parigi il 24 maggio del 1937, adagiò un manichino nudo sul prato, appendendo i suoi abiti su un filo, come a stendere il bucato. Il messaggio era chiaro: l’idea di persona, come immagine sociale, era intesa come corpo che indossa i vestiti.

Tre modelli della collezione Commedia dell'Arte. Primavera 1939. Nelle pagine di Vogue USA, dicembre 1938. PH. Erwin Blumenfeld
Tre modelli della collezione Commedia dell’Arte. Primavera 1939. Nelle pagine di Vogue USA, dicembre 1938. PH. Erwin Blumenfeld

Oltre Surrealismo, Elsa si ispira anche alla Commedia dell’Arte Italiana con la collezione presentata nel 1939, l’ultima prima che scoppiasse la guerra. Per l’occasione, la sarta fa allestire nella vetrina della boutique di Place Vandome un globo con un uccello che tiene in bocca un ramoscello di ulivo in segno di pace. Il 13 dicembre del 1954, a causa di un deficit finanziario, Elsa chiude il suo atelier. Qualche anno prima, nel 1947, non risparmierà una frecciatina al New Look di Dior. “1947, l’anno delle campane a morto, quando il New Look, pensato con intelligenza e finanziato con straordinaria generosità, ebbe l’esistenza più breve di qualsiasi altra moda nella storia, nonostante il maggior battage pubblicitario mai visto“. Concordate, probabilmente, che almeno sul New Look di Christian Dior, Elsa non ebbe uno sguardo attento e visionario.

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Ho fondato Volgare Italiano per un clic sbagliato. Senza ragionarci e senza la consapevolezza di averlo fatto. Ho lavorato sempre per gli altri avendo poca soddisfazione. Gli anni nell'editoria legata alla moda, bastano. Ora è il momento di guardare avanti. Sono un sagittario, capirete.