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Mariangela Melato, l’attrice che per prima ha denunciato una società stereotipata

Mariangela Melato, il ritratto di un’artista totale che ci ha insegnato ad amarci

Mariangela Melato, l’anti-diva del cinema italiano: un’artista  anticonformista e ribelle, musa di Luchino Visconti e Dario Fo. L’attrice è stata in grado di emozionare la sua platea, il suo pubblico, per una spontaneità disarmante che la elegge portavoce delle lotte femministe; porta avanti la battaglia contro la bellezza stereotipata a favore dell’esposizione alle capacità artistiche di ogni singolo individuo.

La splendida Mariangela in un suo ritratto storico
La splendida Mariangela in un suo ritratto storico

Lo stereotipo della donna al cinema raccontato da Mariangela Melato

In una intervista realizzata poco prima che morisse, l’attrice parla del suo debutto al cinema rivolgendosi al suo interlocutore confessando la sua iniziale paura da debuttante: “Sapevo fin da piccola che questo era il mio mestiere, anche se mi vedevo diversa da tutte le altre che lo facevano: senza seno, senza sedere, magretta, gli occhi troppo distanti e il vocione”. Negli anni, maturando consapevolezza di sé, dichiara: “Ho la presunzione di voler piacere come sono”. Definita occhio per via dei suoi occhi grandi e distanti e Picassa da Sophia Loren per i suoi tratti fisionomici marcati, Melato nasce nel 1941, a Milano. Nel quartiere Brera della sua città, trova la sua dimensione.

Il sentirsi inadeguata e il raggiungimento della perfezione

Piacere sempre di più, diventare sempre più brava è anche una fatica quotidiana parte dalla scuola di recitazione dell’Accademia Filodrammatici di via Montebello a Milano. Arrivai con un vestito di sacco e un’acconciatura che mi ero inventata da sola: all’esame di ammissione erano tutte più carine di me, puntando sull’aspetto, avrei perso“. Il suo debutto non fu eclatante, nonostante la fatica di un anno accademico stancante. “Un anno intero di lavoro, ma per una comparsata: nella parte di un’ottantenne che doveva trascinare un fagotto sospirando “poso là”. Ingoiavo le lacrime. Poi mi sono detta: se questa è la mia sola chance, è da stupida buttarla via.

Per Mariangela, dunque, lo studio sarebbe stata arma vincente per conquistare il posto che meritava. “E ho cominciato a studiare ogni gesto e ogni intonazione che potesse lasciare l’impronta di questo passaggio senza storia […] Tendere sempre all’eccellenza significa poi fare i conti con una montagna di insicurezze. Per non volare in basso nel mondo dello spettacolo si rischia l’ulcera. In camerino pensavo: non tradirò me stessa se mi infilerò in questa guepière ma se la porterò con banalità.

La frase che meglio descrive il pensiero di Mariangela è, però, la seguente: “Io continuo a provare rabbia per il destino di queste ragazze che diventano preda di parrucchieri, stilisti; che pensano di usare il corpo per diventare dive prima che attrici… Dive o soprammobili: perché si sentono infrangibili o forse perché sono anche disposte ad andare in frantumi”. Dichiarazione tratte da Festival delle eccellenze al femminile.

Il successo al cinema e in teatro e l’agosto fortunato con Lina Wertmüller

L’esordio di Mariangela, in teatro, è accanto ai grandi nomi della drammaturgia e commedia italiana: Luchino Visconti, Dario Fo, Lura Ronconi e Fantasio Piccoli. Verrà acclamata, però, arriva negli anni Settanta quando sul grande schermo interpreta Travolta da un insolito nell’azzurro mare di agosto (1974), accanto al collega Giancarlo Giannini. Nella pellicola, diretta dalla regista Lina Wertmüller, l’attrice romana si cala nel personaggio di una nobildonna anticomunista che incontra un rozzo marinaio siciliano (rosso di bandiera) che risponde al nome di Gennarino Curanchio.

L'attrice con Giancarlo Giannini nel film  Travolta da un insolito nell’azzurro mare di agosto (1974)
L’attrice con Giancarlo Giannini nel film Travolta da un insolito nell’azzurro mare di agosto (1974)

Tra i due nasce una forte passione, destinata ad avere vita breve perché la donna non vuole perdere i suoi privilegi preferendo l’isolano a suo marito.

Mariangela Melato in uno scatto mentre recita nel Teatro La Pergola
In uno scatto mentre recita nel Teatro La Pergola

Mariangela è entrata nel vivo della sua carriera contribuendo a rendere celebri pellicole di caratura culturale come La classe operaia va in paradiso (Elio Petri), La Polizia Ringrazia (Steno), Il Gatto (Luigi Comencini). Per il teatro ha impersonato personaggi di grande spessore come Medea e Fedra.

Renzo Arbore, il grande amore della sua vita

Mariangela Melato e Renzo Arbore a Roma davanti al teatro Bagaglino
Arbore e Mariangela Melato immortalati nei pressi del teatro Bagaglino di Roma

Renzo Arbore amò profondamente la sua Mariangela tanto da desiderarla come compagna, nel 2007, dopo un’intensa relazione sentimentale intrecciata negli anni Settanta. “Una donna di grande valore, modestia, signorilità, cultura, ironia, intelligenza e soprattutto con una grazia e nobiltà d’animo fuori dal comune“, racconta di lei, in suo ricordo.

Dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti, Mariangela muore nel 2013 a causa di un tumore al pancreas. Melato resta, ad ogni modo, una delle donne più influenti nel nostro panorama cinematografico, essendo stata una femminista che ha lottato contro tutti gli stereotipi che rendono vittima le donne con le loro insicurezze.

Ci vorrebbe la giornata dell’ uomo. È lui quello che ha più problemi, più incrostature, più tabù”.

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Ho fondato Volgare Italiano per un clic sbagliato. Senza ragionarci e senza la consapevolezza di averlo fatto. Ho lavorato sempre per gli altri avendo poca soddisfazione. Gli anni nell'editoria legata alla moda, bastano. Ora è il momento di guardare avanti. Sono un sagittario, capirete.

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